Agosto è il mese delle valigie leggere, dei frutti esotici e dei baci sotto le stelle, di storie dolci come una fetta di anguria e avventure emozionanti come un tramonto sul mare.
Agosto è il mese delle valigie leggere, dei frutti esotici e dei baci sotto le stelle, di storie dolci come una fetta di anguria e avventure emozionanti come un tramonto sul mare.
Ma per chi resta in città, agosto è il mese delle strade deserte e dei ventilatori che diventano coinquilini fissi.
Noi però abbiamo un piano di sopravvivenza: libri freschi come ghiaccioli al limone e romanzi frizzanti quanto basta per farvi dimenticare il termometro. Solo storie scelte per tenervi buona compagnia, tra una fuga in piscina e un pomeriggio sul divano.
Voi portate il segnalibro, al resto ci pensa la biblioteca!
TORNARE A CASA di Tom Lamont, NN Editore, 2025 – 336 pagine
La storia tenerissima di una famiglia inaspettata, più forte di qualunque legame di sangue, che nasce da una perdita e si costruisce intorno all’amore per un bambino, tra fallimenti e tentativi, senso di cura e nuove responsabilità.

A trent’anni, con un lavoro stabile e un appartamento a Londra, Téo Erskine sente di aver finalmente raggiunto il successo e di essere al sicuro dai giudizi di Vic, padre irascibile e anaffettivo. Ma quando scopre che Vic è malato, decide di assisterlo e di ricucire i rapporti tornando per un weekend a Enfield, borgo londinese in cui è cresciuto. Qui ritrova Ben, l’amico d’infanzia, ma soprattutto Lia, il suo grande amore mai realizzato, ora mamma single di Joel. Per riavvicinarsi a lei, Téo si improvvisa babysitter per una sera, nascondendo il disagio e la goffaggine. Ma quando Lia, profondamente depressa, si toglie la vita, Téo si ritrova costretto a una scelta ben più matura di lui: diventare l’improbabile tutore di Joel. Insieme a Vic, Ben e Sybil, la rabbina di Enfield, Téo si occupa di Joel, insegnandogli a giocare con i videogiochi, a mangiare crocchette di pollo e waffle e imparando a cantargli le ninne nanne la sera. Finché i tre amici si ritrovano ad affrontare le conseguenze di un errore di gioventù e Téo dovrà decidere che tipo di uomo vuole essere. Tom Lamont scrive un esordio commovente sull’amicizia, la paternità, la crescita e il perdono. E sulla famiglia come organismo vivo e pulsante, che cresce insieme a uomini pieni di contraddizioni, fallibili, straordinariamente veri.
Prenotalo dal catalogo: https://www.bi-to.it/
IO E LA LEPRE di Chloe Dalton, Neri Pozza, 2026 – 304 pagine
Un’intensa e sorprendente meditazione su libertà, istinto e connessione con la natura, attraverso l’incredibile legame tra una donna e una lepre selvatica.

Nulla sembra poter accadere, nel cuore di un gelido inverno. La campagna è muta, sommersa dalla neve, le ragnatele congelate sui cespugli, i tronchi incrostati di brina. Eppure qualcosa, tra il folto dell’erba e al riparo dagli sguardi, accade. È in un giorno d’inverno che Chloe Dalton, professionista in fuga dall’ormai insopportabile frenesia di Londra, si prepara a una lunga passeggiata. E in quel giorno, proprio come nei romanzi, la sua vita cambia per sempre. Lungo il sentiero, un leprotto neonato, non più grande di un palmo, il manto color cioccolato indistinguibile dalla chiazza di nuda terra. L’istinto di sollevarlo per porlo al riparo dai predatori è immediato, così come la paura di procurargli un danno irreversibile, sia pur nel tentativo di salvarlo. E tuttavia quell’atto incerto è un inizio. Nel nutrire il leprotto, predisporgli un ambiente adatto, informarsi sulle abitudini di questa creatura tenacemente selvatica, il desiderio di Chloe non è di addomesticarlo, ma di essere al contrario il meno presente possibile, di lasciare all’animale tutta la sua libertà. E così, man mano che grazie a lei il cucciolo cresce e dispiega le sue virtù, Chloe impara a superare con la stessa pacata fermezza le proprie difficoltà. Donna e lepre si trovano coinvolte in un affetto quieto e ostinato, che da loro irradia verso tutte le silenziose meraviglie del mondo naturale: l’incanto della vita che noi non sentiamo e non vediamo più. Lirico ma mai sentimentale, Io e la lepre è memoir, storia naturale e manifesto per l’ambiente: un invito a creare una relazione di attenzione e rispetto fra gli esseri umani, la natura e tutte le creature che la abitano. Per non essere in mezzo a loro soltanto il più rumoroso – e prepotente – degli esemplari.
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VORREI FARLA FINITA, MA SEMPRE MANGIARE TOPPOKKI di Baek Sehee, Mondadori, 2025 – 180 pagine
Amati e consigliati dal leader dei BTS, i memoir di Baek Sehee descrivono con lucidità i risvolti di una malattia tra le più subdole e dolorose offrendo al tempo stesso l’esperienza di chi alla fine è riuscito a uscirne.

L’ossessione per il proprio corpo e per come appare, l’impiego nel settore editoriale che, dopo pochi mesi, si rivela troppo competitivo, il rapporto problematico con cibo e alcol che compensano un senso di vuoto e inadeguatezza: Baek Sehee non riesce a liberarsi della sua depressione, e per questo una volta a settimana incontra uno psichiatra che le offre gli strumenti per procedere lungo la via della guarigione. Una notte, Baek precipita in un’ennesima crisi depressiva che la spinge al limite del suo malessere esistenziale e, non molto tempo dopo, la fine torna a farsi così vicina da sembrare inevitabile: la donna ha un grave incidente in macchina, a cui però sopravvive quasi indenne. Quest’episodio segna inaspettatamente un nuovo inizio, un cambio di prospettiva, e apre uno spiraglio alla gratitudine nei confronti della vita: Baek si rende conto di non desiderare la morte, e questo le permette di adottare uno sguardo diverso su sé stessa e su ciò che la circonda. Da quel giorno, non senza ricadute e difficoltà, comincia a muoversi in un’altra direzione, per accettare il cambiamento e smettere di odiarsi. Dopo il successo di Vorrei farla finita, ma anche mangiare toppokki, Baek Sehee torna con un dialogo intenso e profondo, che mostra la possibilità di trovare sollievo a un dolore invisibile.
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EMPUSIUM. UNA STORIA DI NATURA E ORRORE di Olga Tokarczuk, Bompiani, 2026 – 336 pagine
Olga Tokarczuk rivisita certe atmosfere alla Thomas Mann, torna al tema amato della natura e del suo potere, irride i triti rituali dell’amicizia al maschile e tratteggia un ritratto di giovane pensoso che nel dolore e nella paura impara a crescere e a credere in ciò che è.

1913. Il giovane Mieczyslaw, malato di polmoni, arriva a Görbersdorf, noto centro di cure della Bassa Slesia, ed entra subito a far parte della piccola variegata comunità che aspetta la guarigione − o altro − passeggiando, conversando, mangiando e bevendo saporose specialità locali. Filosofia, amore, arte, guerra, e poi le donne, sempre le donne: questi i temi prediletti dai suoi compagni di pensione e terapia. Nella pensione in cui M. abita succedono strane cose: la moglie del proprietario è appena morta in circostanze misteriose, e il ragazzo è attratto dalla sua stanza, dalla sua storia. Ma anche altre storie lo avvincono: per esempio la leggenda locale che vuole che nei boschi riposino singolari creature terrigne, calde e seducenti quanto feroci. Ancora donne. E mentre tra chiacchiere, potenti cordiali alle erbe, confidenze e tirate fanatiche i suoi compagni di ventura cercano di allontanare i presagi di morte che li accerchiano, M. scoprirà l’attrazione che lo lega a Thilo, giovanissimo artista, e le sfumature di slanci e sentimenti che lo abitano, lo fanno inimitabile, forse lo salveranno.
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COSÌ COM’È SEMPRE STATO di Claire Lombardo, Heloola Books, 2026 – 456 pagine
Dopo il brillante esordio con Mai stati così felici Claire Lombardo si conferma narratrice della famiglia e dell’anima; e racconta con una prosa precisa e illuminata una galleria di personaggi straordinari perché ordinari, colti nei loro slanci e nei difetti, nelle manie e nelle follie, nelle contraddizioni che tutti conosciamo quando ci misuriamo con “quell’enorme dramma senza fine che sono gli altri”.

Julia sa da sempre che qualcosa dentro di lei non funziona come dovrebbe, o come gli altri si aspettano: le ragioni stanno in parte nell’infanzia con Anita, la madre dura e distratta che l’ha avuta giovanissima; poi sono venute le scelte dettate dall’impulso e dal dispetto, i vent’anni navigati senza una rotta, tra mille lavori casuali e legami altrettanto casuali. Infine Julia ha incontrato Mark, il solido, sereno, affidabile Mark, che l’ha amata tutta, così com’era. Ha avuto Ben, e ha cominciato subito a chiedersi cos’era quell’amore smisurato e incomprensibile, così forte da farle perdere l’equilibrio, per un essere minuscolo, e la voglia di scivolar via qualche volta è stata più forte di tutto. E poi è successo qualcosa. Qualcosa che le torna alla memoria, vivido come se fosse ieri, quando facendo la spesa per la festa dei sessant’anni di Mark incontra Helen Russo. Helen, la bella signora ricca, elegante, stravagante ma solida che anni prima l’ha accolta nella sua grande casa e le ha fatto posto nella sua vita. Julia si è come innamorata di lei, dell’isola di pace che rappresentava nella sua vita dominata dall’incertezza e dalla placida tirannia di Ben. E ha corso un rischio enorme. La Julia di oggi sembra avere tutto, proprio come Helen anni prima: una bella casa nei sobborghi, un marito che la adora, due figli – dopo Ben, che ora è un giovane uomo, è arrivata Alma, con i suoi alti e bassi da adolescente assertiva. Eppure, eppure. La memoria chiama, impone il confronto a lungo rimandato con Mark, con la madre, con i figli, ma prima di tutto con se stessa. E ancora una volta Julia correrà rischi, perché è così che si fa quando si vuole essere vivi. Dopo il brillante esordio con Mai stati così felici Claire Lombardo si conferma narratrice della famiglia e dell’anima; e racconta con una prosa precisa e illuminata una galleria di personaggi straordinari perché ordinari, colti nei loro slanci e nei difetti, nelle manie e nelle follie, nelle contraddizioni che tutti conosciamo quando ci misuriamo con “quell’enorme dramma senza fine che sono gli altri”.
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LAGUNA LIMES di Umberto Matino, Feltrinelli, 2026 – 288 pagine
Un’indagine nel cuore del Nordest, dov’è custodita la memoria dei Cimbri, il popolo dei boschi, delle miniere e del ferro.

Al mattino, dalla terrazza del garage comunale di piazzale Roma, Venezia si apre come un sipario: la laguna brilla e, all’orizzonte, l’intero arco alpino sembra a portata di mano. È da questo luogo sospeso tra acqua e cielo che prende avvio un intrigo in cui il Nordest mostra il suo doppio volto: operoso e feroce, luminoso in superficie e torbido nel profondo. Due enigmatici omicidi e un suicidio che puzza di messinscena scuotono la quiete apparente della città. Gli indizi si rincorrono tra le valli e la sconfinata campagna polesana, rispettabili studi professionali e bar equivoci, antiche miniere d’argento e impenetrabili boschi che rimandano alla remota identità cimbra, l’anima nascosta dell’Altovicentino, l’eredità germanica che incarna il Nordest più autentico e misterioso. Il maresciallo Piconese e il commissario Bonturi, due investigatori lontani per origine ma accomunati dalla stessa testardaggine e dal medesimo istinto, inseguono una verità che scivola tra le calli e i campielli della Serenissima. “Laguna Limes” è il mega-appalto che può ridisegnare il profilo di un pezzo di territorio. Ed è anche la chiave di volta di un sistema di favori, tradimenti, ricatti e avidità senza freni. Il confine tra politica, impresa e affarismo si assottiglia fino a sparire e il benessere si confonde con la brama compulsiva dei schei: i soldi, sovrani occulti di ogni scelta. E mentre le acque si intorbidiscono, anche i morti tornano a reclamare verità e giustizia. Umberto Matino è uno dei più originali interpreti della crime fiction italiana. Nei suoi libri, il passato e il presente si rispecchiano, rivelando inattese continuità. Laguna Limes è il j’accuse implacabile dell’anima nera di una regione, e una controstoria perturbante capace di demolire le retoriche ingannevoli che ammantano il mito del suo buongoverno. I nuovi padroni scrivono il futuro della laguna col cemento. Un’indagine nel cuore del Nordest, dov’è custodita la memoria dei Cimbri, il popolo dei boschi, delle miniere e del ferro.
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CONTARE I PASSI VERSO CASA di Laura Ceccacci, Salani, 2026 – 336 pagine
Con una scrittura vibrante ed evocativa, che non teme la verità delle emozioni più feroci, Laura Ceccacci esplora i sentieri tortuosi della maternità e le ferite invisibili che ci portiamo dentro, ricordandoci che per guarire è prima necessario perdonarsi.

Alba ha trentasette anni e ha già vissuto otto vite, una in più dei gatti. Cresciuta in una baraccopoli sul fiume, è stata bambina in una casa famiglia, scrittrice prodigio di libri per l’infanzia, moglie e madre in una piccola città. Poi qualcosa dentro di lei si è spezzato, e così ha scelto l’unica strada che le sembrava possibile: la fuga. Ora vive all’interno di uno zoo, dove lavora come operatrice, in totale sintonia con gli animali. Lì nessuno conosce la sua storia; nessuno a eccezione di Gautama, un gigante dal cuore mite, capace di lenire i traumi degli altri attraverso un’empatia silenziosa. In questo rifugio sospeso fuori dal mondo, Alba cerca di tenere insieme i frammenti della propria identità e di conquistare una pace che forse non ha mai conosciuto. Ma l‘illusione di poter cancellare il passato è destinata a durare poco: ci sono un marito che cerca risposte e una figlia che ha bisogno di amore. Messa con le spalle al muro, la donna dovrà trovare il coraggio di guardare in faccia la voragine del proprio dolore e i segreti da cui è scappata. Per capire se sia davvero possibile rinascere e decidere, una volta per tutte, a quale delle sue vite appartiene.
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I VOLTI di Tove Ditlevsen, Fazi, 2026 – 144 pagine
Dopo la Trilogia di Copenaghen continua la riscoperta di Tove Ditlevsen: I volti è un romanzo sconvolgente che racconta la storia di una donna sull’orlo del baratro, ritratta con tutta la vividezza dell’esperienza vissuta. Con una scrittura ammaliante, Ditlevsen mette a punto un’acuta esplorazione del matrimonio e del divorzio, dell’amore e della follia, della paura e del male.

Nella Copenaghen di fine anni Sessanta, Lise Mundus è scrittrice di libri per ragazzi e madre di famiglia: due ruoli che fatica a conciliare. Ha avuto tre figli da mariti diversi, l’ultimo dei quali è Gert. Il loro non è un matrimonio felice: l’uomo vive il successo della moglie come un affronto personale, da tempo ha smesso di toccarla e non fa mistero di portare avanti ben due relazioni extraconiugali, con la collega Grete e con la donna di servizio Gitte. La crisi di coppia e le continue tensioni con i figli ricadono inevitabilmente sul lavoro di Lise, che non riesce più a scrivere. La donna perde il controllo, si sente odiata da tutte le persone con cui vive, sviluppa una mania di persecuzione e si mette in testa che Gert e Gitte stiano complottando ai suoi danni. La notte è il momento peggiore: i pensieri corrono veloci, sempre più difficili da tenere a bada, e la visione di volti deformati comincia a tormentarla. Sono volti che stanno per cadere, come maschere, pronti a rivelare tutta la finzione che nascondono. Il crollo psichico è rapido. Mentre sprofonda in un mondo fatto di pillole e ospedali, Lise comincia a chiedersi se la follia sia davvero qualcosa da temere o porti con sé una sorta di libertà.
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LA TUA BUSSOLA SEI TU di Nicoletta Romanazzi, Longanesi, 2026 – 240 pagine
Nicoletta Romanazzi, una delle mental coach più stimate d’Italia, parte dal racconto del proprio crollo fisico nel momento di massimo successo per mostrare ciò che spesso non vogliamo vedere: la mente mente, il corpo no. Attraverso storie personali e di grandi campioni, esercizi pratici e domande scomode, ci allena a riconoscere i condizionamenti che ci frenano e a disinnescare i circoli viziosi che ci trattengono lì dove non vorremmo stare. Perché il vero traguardo non è arrivare in cima alla montagna degli altri, ma imparare ad ascoltare quella bussola che, da sempre, porti dentro di te.

Ci hanno insegnato che «per arrivare» bisogna spingere sempre più forte, sacrificarsi, essere disciplinati come soldatini. Ma puoi raggiungere i tuoi obiettivi anche restando in ascolto di te stesso: lo scopo di questo libro è ricordarti che non devi adeguarti a quello che gli altri si aspettano da te, ma puoi plasmare il tuo ambiente per renderlo un posto più sano dove fiorire. Non è vero che il successo ha sempre a che fare con il massimo guadagno, la massima visibilità, la massima fama. A volte ci poniamo obiettivi che soffocano il nostro vero essere, ci chiudiamo in una gabbia che ci siamo costruiti da soli. Ma la realizzazione personale è un’altra cosa: è un senso di pienezza che nasce quando siamo allineati con ciò che conta davvero per noi.
